Alex Colao Blog

Hello good people, today is the first day of the rest of your life, Pace e Bene

Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi

Posted by Alex Colao on September 23, 2011

Le conclusioni delle parabole di queste ultime 2 domeniche si similiano:dom scorsa: Perciò vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare; ed oggi: Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi». La domanda posta da Gesù è dunque la seguente: “Chi è il vero destinatario della regno, Chi è il vero credente, chi è il vero cristiano”. Nelle letture, scopriamo che Il vero cristiano è colui che si interroga sempre sulla sua vita, che si pente dalle sue scelte sbagliate ogni tanto e cerca di megliorare ogni giorno. Il vero credente è colui che cerca di impegnarsi a fare in pratica ciò che promette la bocca.
Perche certe persone ci prendono in giro dicendoci: Chi è veramente uno credente: chi va in chiesa ogno giorno ma rimane cattivo oppure chi non ci va ma fa delle opere buone? Non lasciarvi intimidare da queste domande che sono piuttosto delle scuse false e un mode di beffarsi di noi cristiani. Però la loro domanda e soppratutto il messagio di oggi rimane una sfida e una interpellazione di fare correspondere la nostra fede professata ai gesti concreti che non contradiscono cio che dice la bocca.
Molte volte, infatti, si può verificare in noi dei SI che sono dei NO e dei No che sono dei SI. Siamo capaci di dire a Dio dei “sì” speciosi e superficiali, non maturati al sole di quella vera obbedienza interiore, Una forma di obbedienza disobbediente perché non tocca in nulla le radici del nostro cuore e non cambia la nostra esistenza.
Cosa pensate di questo: Un uomo aveva due figli … “Così inizia il Vangelo di oggi. Questi 2 figli  con 2 risposte diverse è il nostro cuore che dice di Sì e dice di NO, dice di sì al parlare, ma che non agisce, chi dice di no e poi cambiò idea. Un cuore diviso. Come St. Paul dice: “faccio quello che non voglio e quello che voglio, io non lo faccio.”
Non è forse una delle tragedie della nostra società post-moderna? La parola cessa di essere mantenuto e tradotti in azione Non ci fidiamo più ai discorsi dei politici ‘, alle promesse della pubblicità, i commenti di giornalisti e purtroppo anche nel “linguaggio di scatola” di alcuni cristiani. La fiducia nei nostri rappresentanti e le nostre istituzioni, anche nella chiesa, sono fragili. Anche nella vita familiare, tutto sembra incerto e precario. Ci si sposa lunedi, si separa sabato. Oggi la parola corrisponde pocco alla realtà!
La parabola ci fa capire quanto sia anche per noi reale il pericolo di partecipare, con apparente docilità, con apparente regolarità, durante tutta la nostra vita, alle celebrazioni liturgiche e alle attività della Chiesa, senza mai diventare veri cristiani.  (Ex: -risposte AMEN alle varie priere, – in confesione diciamo: propongo con il suo santo aiuto di non offendere più mai…senza metterci il cuore e la volontà)
A tutti noi, il signore da l’invito di andare a lavorare nella sua vigna. Lavorare nella vigna oggi significa sforzarsi di fare i gesti concretti per rendere questo mondo un po migliore. Il Vangelo non ci chiede cose straordinari ma cose molto semplici: un po ‘di tenerezza, c’è bisogno, un sorriso, c’è bisogno, un gesto di solidarietà, c’è bisogno, una visita a chi si sente da solo, dare il proprio tempo al l’altro, un po’ dei suoi soldi per chi ne manca. Andare nella vigna è andare verso l’altro, andare per gli altri. Questo è cio che ci dice la seconda lettura dalla lettera ai Filippesi.  Guardate e immitate Christo, imitate i suoi sentimenti, lui che, essendo Dio, umiliò se stesso, assunse condizioni modeste per gli altri, per noi! Ciò vuole dire andare proprio nella vigna del signore. Mi ricordo che qualche volta vi avevo invitato di provare un gesto simplice di dimenticare noi stessi e pensare un po’ a chi ci stava accanto dandogli una mano e pregando per lui; mi ricordo quanto era difficile per tanti di provarci! Invece di preocuparci dei propri interessi siamo chiamati di vedere anche gli interessi degli altri, questo è un modo di lavorare oggi alla vigna del signore.
Meno male che Dioi ci dà sempre l’opportunità di ricominciare. Questo è il significato della prima lettura del profeta Ezechiele. “Se il malvagio si converte dalla sua malvagità alla pratica della giustizia e della retitudine, salverà la sua vita. Perché ha aperto gli occhi, perché si è allontanato dai suoi difetti, non morirà, ma vivrà. ”  
Ciò vuole dire che qualunque siano le ferite del passato, qualunque pesanti siano i nostri peccati, c’è ancora oggi la possibilità . Non c’è fatalismo. È sempre possibile tornare indietro e, con Dio, possiamo ricomminciare di nuovo. Per convincerci, Gesù ci da essempi estremi: i pubblicani, le prostitute ci precederanno nel regno, vuole dire che alcuni peccatori umili e pentiti potrebbero insegnarci tanto. Pensate a Zaccheo, a Matteo, o alla donna samaritana che Gesù incontrò al pozzo di Giacobbe. Al primo momento, avevano detto  di “no” quando erano nel peccato, ma dopo esserci umiliati abbastanza da riconoscere la loro sete d’amore di dio, si erano lasciati piano piano tocare da dio e gradualmente hanno permesso a Dio di trasformare il loro “no”  in un “sì” che li cambiò completamente fine da diventare, gli uni apostoli, gli altri seguaci et servi del dio vivente.
In questa eucharistia, ci rivolgiamo a te Signore: guariscici dalle nostre inconsistenze: ti promettiamo tante cose eppure ci impegniamo pocco, promettiamo la pace e faciamo le guerre, promettiamo il perdono e l’amore eppure ci odiamo; pardonaci delle nostre contradizione; aiutaci signore, ad accordare la nostra vita con le nostre parole. .Aiutaci a mettere questo in pratica con la forsa del tuo spirito.  Amen

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